Ci sono amicizie che resistono a tutto – al tempo, ai traslochi, ai cambi di lavoro e persino alle differenze di vedute.
Altre, invece, si sfilano via silenziosamente, come un filo che si spezza.
E ogni volta, ti chiedi se la colla che tiene insieme certe relazioni sia davvero fatta per durare o se, semplicemente, abbia una data di scadenza che non conoscevamo.

Quanti amici veri abbiamo davvero?
Poi, però, c’è una seconda domanda: quanti amici veri abbiamo?
Io personalmente davvero pochi, contati sulle dita di una mano e mezza.
E, intendiamoci, ne sono felice. Posso essere una persona molto aperta alle nuove conoscenze, ma anche difficile nel concedere fiducia o nel riconoscere un’affinità profonda.
Certo, il numero dei nostri amici dipende da come definiamo la parola amicizia.
Se chiunque abbia incrociato la nostra strada per dieci minuti guadagna il titolo di “amico”, allora la lista sarà lunghissima.
Ma se, per meritare quel titolo, serve una sorta di check list interiore – anni di frequentazione, fiducia reciproca, valori comuni, rispetto e presenza – allora è del tutto normale che la lista si accorci parecchio.
Secondo lo psicologo britannico Robin Dunbar, il nostro cervello può gestire al massimo circa 150 relazioni sociali, ma solo una manciata di esse sono davvero intime.
Insomma, non siamo noi a essere “asociali”: è la natura a ricordarci che l’amicizia profonda è, per forza, selettiva.
Le amicizie “di famiglia”
Per quanto mi riguarda, le persone che definisco “amiche” appartengono a due categorie: quelle che considero di famiglia, e quelle a cui sono molto affezionata – colleghe, conoscenze di lunga data, ma con vite che scorrono su binari diversi.
La prima categoria è davvero risicata: pochissime persone con cui sento un’affinità tale da percepirle quasi come un’emanazione di alcune mie sfaccettature, pronte però a ricordarmi che loro non sono me (per fortuna). Sono quelle per cui prenderei la macchina nel cuore della notte e guiderei per tre ore, senza pensarci due volte.
È scontato? Direi di no. È un diritto? Tanto meno.
È una fortuna, sì, ma una fortuna guadagnata: fatta di reciprocità, rispetto delle differenze, leggerezza e del tempo che si sceglie di dedicare, nonostante il caos della vita quotidiana.

Quando gli amici si allontanano
C’è però un altro aspetto dell’amicizia che negli anni mi ha fatto riflettere, e a volte soffrire: quelle persone con te da una vita, apparentemente sempre presenti per i venerdì sera o per le chiacchierate chilometriche… che un giorno, di punto in bianco, ti guardano come se ti fossi trasformata in una gigantesca cavalletta a pois. E spariscono.
Dopo anni di perplessità, credo di aver capito una cosa – certo, non dal valore assoluto ma comunque fondata: spesso, chi se ne va bruscamente non fugge da noi, ma dall’immagine di sé che vede riflessa nel rapporto.
Lo spiega bene anche la psicologa Harriet Lerner: ogni relazione ci rimanda una parte di noi stessi, e non sempre siamo pronti a guardarla in faccia.
Avevo un’amica, molto diversa da me ma piena di energia e curiosità. Abbiamo condiviso anni intensi: università, drammi personali, serate, vacanze. Poi, un giorno, ha scoperto la sua vocazione animalista. Buon per lei, ho pensato. Invece no, male per me: non ero abbastanza “consapevole”, non avevo abbracciato la dieta vegetale, non comprendevo la sua urgenza. È sparita in pochi giorni.
Dubito che la causa fossero i cani randagi o le scarpe in pelle: semplicemente, aveva bisogno di riconoscersi altrove.
E va bene così. Ognuno segue la propria strada, e ne paga le conseguenze o ne raccoglie i frutti.
L’amicizia come scelta
Alla fine, credo che solo chi non ha bisogno di conferme dall’altro possa camminarti accanto per tutta la vita, con le proprie differenze e con una presenza autentica. Perché se non so chi sono, come potrei aspettarmi che l’altro mi capisca davvero?
Io non sono te, e tu non sei me, e non dovrebbe esserci nessun problema in questo.
Il filosofo Lucio Anneo Seneca scriveva:
“Chi è diventato amico per convenienza, per convenienza finirà di esserlo.”
Seneca aveva ragione. Perché l’amicizia vera non nasce per necessità, ma per scelta. E quando resta, nonostante tutto, è uno dei pochi miracoli quotidiani che valga davvero la pena custodire.





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