Bensì di carriera.
Sì, parliamo di quei film che abbiamo visto, rivisto e amato: Baby Boom, Ricomincio da me, Working Girl, Il diavolo veste Prada. Tutte storie meravigliose che ci hanno fatto credere che bastasse un colpo di fortuna, una bugia ben messa sul CV o un corso serale di economia per passare da cassiera del supermercato a donna in carriera, tra gag, sorrisi e buffi fraintendimenti.
Nella realtà, però, le donne italiane sono tra le più istruite d’Europa e le meno pagate: a parità di titolo, lo stipendio resta fino al 16 % più basso di quello maschile. E se sogni di arrivare ai vertici, preparati a un finale meno hollywoodiano: solo una dirigente su cinque è donna.
Nel cinema, la protagonista parte sempre da una cucina disordinata e finisce su un terrazzo con vista su Manhattan, con una startup in mano e un tailleur nuovo di zecca.
Nella vita reale, invece, dopo due lauree, tre master, inglese fluente e capacità multitasking da madre di quattro figli, se va bene ti assumono come segretaria e ti chiamano ancora “signorina” invece che “dottoressa”.

Anche se, statisticamente, le laureate superano ormai gli uomini per numero e voti, restano meno occupate (circa il 51 % contro il 69 %) e, quando lavorano, raramente fanno carriera.
Vale per noi donne, ma diciamocelo: anche tanti uomini stanno ancora aspettando che qualcuno premi il merito invece dell’amico dell’amico.
E sì, nche i maschietti hanno i loro film pieni di menzogne ben confezionate.
Io, comunque, continuerò ad amare Diane Keaton – meravigliosa, ironica, intelligente – e a guardare Baby Boom ogni volta che ho bisogno di ricordarmi che sognare non è un peccato ma un esercizio di sopravvivenza.
Il mito del “ce la puoi fare”
Negli anni Ottanta, Working Girl ci ha insegnato che basta crederci: una segretaria si spaccia per dirigente e diventa regina della finanza.
In Italia, la stessa storia finirebbe con la capa che le fa mobbing e la lascia alle fotocopie a vita.
Poi è arrivato Baby Boom: manager newyorkese eredita un neonato, molla tutto, fa la marmellata e diventa milionaria. Da noi: partita IVA agricola, mutuo a tasso variabile, e dopo due anni chiudi baracca perché il mercato delle marmellate è saturo e la tassazione troppo alta.
Le versioni 2000
Con Il diavolo veste Prada abbiamo imparato che un guardaroba aziendale può aprire tutte le porte, non importa se non sai un bel niente del settore e manco ti interessa lavorarci…
E Legally Blonde ci ha fatto credere che si può entrare a Harvard con un Chihuahua e uscirne con una carriera. Da noi, anche no.

L’era del “credici”
Poi, come se non bastasse, è arrivata anche Meg Ryan in The Women, che – dopo un crollo matrimoniale e personale – si riscopre da un giorno all’altro stilista di talento e disegna una collezione di moda che naturalmente Harrods vuole subito.
Dopo di lei, Jennifer Lopez in Ricomincio da me, dove in pratica falsifica il curriculum ma, visto che nel supermercato dove lavora è brava, allora diventa dirigente di un’azienda cosmetica, grazie a un intruglio biologico da mettere sulla faccia con il quale sconfigge, in una sfida aziendale, gente laureata in chimica che lavora nel settore da vent’anni.
La verità (amara, come il mio caffè)
Ci abbiamo creduto tutte, almeno un po’. Abbiamo pensato che bastasse un titolo di studio, un’idea brillante tirata fuori al momento giusto e un blazer color pastello per cambiare il destino professionale. La verità, però, è che qui le donne intelligenti, colte e capaci non mancano: è solo che il sistema preferisce quelle che non disturbano troppo.
Eppure, un po’ di illusione serve. Serve a sognare, a desiderare, a convincerti, anche solo per un pomeriggio, che la vita possa davvero cambiare con una buona idea e un pizzico di coraggio. Poi arriva la realtà, che ti tira giù per i piedi e ti ricorda dove stai: con i tacchi saldamente piantati a terra, tra stage, riunioni e bollette da pagare.

E così continuiamo a guardare Ricomincio da me con il sorriso, anche se ormai sappiamo che, il più delle volte, l’unico modo per vedere una donna conquistare una brillante e meritata carriera è accendere la tv e guardare un film.
E, in fondo, tutti abbiamo bisogno di credere che una storia possa ancora finire bene, almeno al cinema.
Fonti e dati
Le statistiche, si sa, non fanno sorridere ma ogni tanto servono a ricordarci dove siamo davvero. Secondo l’ISTAT (2024), in Italia le donne continuano a guadagnare in media il 16% in meno degli uomini, e nei ruoli dirigenziali la forbice arriva a oltre il 30%. Le laureate sono ormai più dei laureati (oltre il 60%) e con voti migliori, ma il tasso di occupazione femminile resta fermo intorno al 51%, contro il 69% maschile. E le dirigenti? Una su cinque, se va bene.
(Fonti: ISTAT – “La struttura delle retribuzioni in Italia” 2024; MIUR – “Focus sui laureati” 2024; Dirigenti Industria 2024; Giornale delle PMI 2024)





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