Ti sei mai chiesto perchè le pubblicità su Facebook sembrano leggerti nel pensiero, perchè su Instagram vedi sempre gli aggiornamenti dei soliti profili e come mai tutti sembrano pensarla esattamente come te?
Sai come mai gli articoli pubblicati su Meta dai quotidiani somigliano sempre più alla versione trash di Novella 2000? E, infine, sai riconoscere una fonte autorevole da una che non lo è?
L’evento che ha acceso la riflessione
Lo scorso 8 maggio ho partecipato all’evento “Avere vent’anni – Comunicazione responsabile e nuove generazioni”, organizzato dalla Federazione ERPI. Un incontro ricco di spunti su etica, algoritmi, linguaggio, dati, tecnologia e futuro. Tra i temi trattati: il potere delle parole, il fragile legame tra relazioni umane e tecnologia, la necessità di una comunicazione più inclusiva per contrastare gli hate speech, l’intelligenza artificiale e il suo impatto sulla percezione della realtà, la comunicazione responsabile come nuovo diritto e dovere collettivo.
Certo, io ho partecipato come professionista della comunicazione ma anche come fruitrice di contenuti digitali e frequentatrice di piattaforme social. E la domanda che continua a rimbalzarmi intesta è: ma quanti di noi popolano il web senza sapere assolutamente niente delle dinamiche che lo abitano?

La responsabilità individuale nella comunicazione
La risposta è: sempre troppo pochi. Sia come professionisti della comunicazione (se fate anche voi questo mestiere) sia come semplici utenti di social network, sistemi di intelligenza artificiale, piattaforme di e-commerce ma anche come semplici lettori di quotidiani online, abbiamo la responsabilità di utilizzare questi strumenti in modo consapevole, che ci piaccia o meno.
Questo significa interrogarsi su ciò che condividiamo, verificare le fonti delle informazioni e riflettere sull’impatto delle nostre parole. Una comunicazione responsabile è fondamentale per contrastare fenomeni come l’hate speech (i discorsi d’odio) e la disinformazione.
Il lato nascosto dei social: algoritmi, bolle, attenzione
Viviamo immersi nei social media, strumenti che ci promettono connessione e libertà. Tuttavia, spesso ignoriamo i meccanismi che li governano: algoritmi che decidono cosa vediamo, bolle informative che rafforzano le nostre convinzioni e dinamiche di desiderabilità sociale che influenzano le nostre interazioni massimizzando la polarizzazione di opinioni e contenuti. Senza una comprensione critica, rischiamo di essere guidati più che guidare.

Disinformazione e fake news: non è solo colpa degli altri
La disinformazione non è un fenomeno che riguarda solo “gli altri”. Ogni volta che condividiamo contenuti senza verificarne la veridicità, contribuiamo alla diffusione di notizie false. È fondamentale sviluppare un nostro senso critico e agire una responsabilità individuale nell’uso delle informazioni online.
Educazione digitale e cittadinanza consapevole
Non si tratta solo degli “esperti” del settore. Tutti, dai genitori agli insegnanti, dagli studenti ai nonni, devono acquisire competenze digitali per navigare in sicurezza nel mondo online. Educare alla cittadinanza digitale significa, infatti, fornire gli strumenti per comprendere e partecipare attivamente alla società dell’informazione e, ad oggi, credo che questo obiettivo non sia primario nelle agende delle nostre Amministrazioni Pubbliche. I dati ci dicono, sorpresa sorpresa, che l’Italia è agli ultimi posti delle classifiche delle competenze digitali della popolazione.

Verso una cultura della consapevolezza
Per non subire passivamente la nuova era digitale, è essenziale sviluppare una cultura della consapevolezza. Questo implica una riflessione continua sui nostri comportamenti online, l’apertura al dialogo e la volontà di aggiornarsi costantemente. Solo così possiamo abitare il mondo digitale con senso critico e responsabilità.
Non si tratta di temi sempre facili, è richiesta una dimestichezza con il digitale che non sempre si ha e una comprensione di meccanismi di non immediata comprensibilità, come ad esempio il funzionamento degli algoritmi che guida i social network. Ci sono però, oggi, tanti strumenti che possiamo cominciare a maneggiare per essere sempre più cittadini consapevoli e non subire questa nuova era digitale.
Da dove partire
Anche se non sono temi facili, ci sono libri, documentari, servizi televisivi, inchieste che hanno cominciato a indagare sui lati più oscuri del web a uso e consumo degli utenti. Di seguito, solo alcuni suggerimenti da cui partire, che vi consiglio caldamente:
- Il lato oscuro dei social network, un libro di Serena Mazzini, che vi consigli di seguire anche su Instagram perché ci svela davvero il lato peggiore dei social network.
- Il miraggio dei social. Euforia digitale e comunicazione responsabile, un libro di Silvano Petrosino.
- Ipnocrazia: Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, un libro di Jianwei Xun (Andrea Colamedici).
- The Antisocial Network: la macchina della disinformazione, documentario su Netflix.
- The Social Dilemma, su Netflix ma si trova in streaming anche qui.
- Buy now: l’inganno del consumismo, documentario su Netflix.
- Bad Influence: il lato oscuro dei giovani influencer, documentario su Netflix.
Abitare il web con competenze e consapevolezza è importante per molti motivi. È importante per un genitore, che potrà così tutelare meglio i propri figli; per le persone anziane, in modo da essere più autonome e in grado di tutelarsi dalle truffe sempre più subdole; per i consumatori, affinché siano in grado di tutelarsi dalle dinamiche pervasive e manipolatrici dei colossi dell’e-commerce; per i cittadini che desiderano un’informazione trasparente, sfaccettata e non sottomessa a logiche di potere commerciali.
A voi sembra poco?





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