Una gonna Anni ’60, una buona idea per il futuro

Voi comprate l’usato? Recentemente, navigando su Vinted, ho scovato un autentico tesoro: una gonna anni ’60 in lana, proprio come la volevo io, dal taglio sartoriale impeccabile. Un pezzo unico che ha resistito al tempo, tanto da essere ancora attuale e perfetto per un guardaroba contemporaneo.

Questo piccolo acquisto mi ha fatto riflettere: perché non fare del second hand un vero e proprio buon proposito per il nuovo anno? Bandire la fast fashion e puntare su capi di qualità è una scelta che fa bene a noi, al nostro portafoglio e al pianeta.

Gonna vintage anni '60

Perché scegliere il second hand e il vintage di qualità

Optare per l’usato non è solo una moda recente, ma una rivoluzione più o meno silenziosa che ha numerosi vantaggi:

  • Ambiente: acquistando second hand, riduciamo la domanda di capi nuovi, che spesso richiedono risorse idriche ed energetiche immense e generano enormi quantità di rifiuti.
  • Economia: si risparmia, certo, ma allo stesso tempo si sostiene un circuito economico più etico e sostenibile.
  • Qualità: i capi vintage, come la mia gonna anni ‘60, sono spesso realizzati con materiali migliori e con una cura sartoriale che la fast fashion non può eguagliare.

I problemi della fast fashion e gli acquisti low-cost

Mentre scegliamo di investire nel vintage e nel second hand, è importante riconoscere l’impatto devastante della fast fashion e degli acquisti low-cost su piattaforme come Temu e Shein. Oltre a proporre prodotti di qualità infima, queste aziende:

  • Violan diritti umani: molte delle fabbriche utilizzate da questi marchi operano in condizioni di sfruttamento, con lavoratori pagati pochissimo e sottoposti a turni massacranti.
  • Inquinano enormemente: la produzione di abiti a basso costo genera tonnellate di rifiuti tessili ogni anno e utilizza sostanze chimiche nocive che spesso finiscono nei fiumi e nei mari.
  • Consumo di risorse: per fare un esempio, si stima che la produzione di una semplice t-shirt richieda circa 2.700 litri d’acqua, sufficienti per dissetare una persona per due anni.

Secondo un rapporto della Ellen MacArthur Foundation, l’industria della moda produce annualmente 92 milioni di tonnellate di rifiuti e contribuisce al 10% delle emissioni globali di carbonio. Scegliere capi di qualità e second hand è una delle soluzioni più immediate e accessibili per ridurre questo impatto.

Dove fare acquisti second hand

Se anche voi siete tentati di dare una chance al vintage, ecco alcune piattaforme che godono di buona reputazione, io ne uso solo alcune ma a breve le testerò tutte:

  • Wallapop: ideale per trovare capi di qualità e vintage a prezzi competitivi.
  • Vinted: una comunità vivace dove è possibile comprare, vendere e scambiare abiti per tutta la famiglia. Se via va di dare un occhio al mio armadio, il link è QUESTO.
  • Depop: perfetto per chi cerca pezzi più particolari o trendy.
  • Etsy: per trovare capi vintage unici e artigianali.
  • Humana Vintage: catena di negozi vintage che sostiene progetti solidali.
  • Vestiaire Collective: specializzato in abbigliamento di lusso di seconda mano.

Altri spunti sulle piattaforme di second hand da conoscere in questo articolo di ioDonna!

Cos’è davvero il vintage di qualità?

Il termine “vintage” viene spesso usato a sproposito, ma cosa significa davvero? Secondo le esperte del settore, si tratta di capi di almeno vent’anni fa che rappresentano un periodo storico preciso. Il vintage di qualità si riconosce per:

  • Materiali pregiati: lana, seta, cotone di ottima fattura.
  • Cura nei dettagli: bottoni, cuciture e tagli che parlano di sartoria, non di produzioni di massa.
  • Versatilità: abiti che, con qualche accorgimento, possono essere indossati anche oggi senza sembrare costumi di Carnevale.
  • Stile rappresentativo di una determinata epoca: i capi sono spesso prodotti iconici, che richiamano uno specifico momento storico e incarnano le caratteristiche sociali e di costume di una specifica epoca. 

Un consiglio? Mixate capi vintage con elementi moderni per un look equilibrato. Ad esempio, la mia gonna anni ’60 la abbino a una semplice maglia bianca e stivali contemporanei.

Altri spunti per vivere la moda in maniera consapevole

  1. Scambiate i vostri capi: organizzate degli scambi tra i vostri amici o parenti.
  2. Riparate e reinventate: non sottovalutate il potere del rammendo creativo o della sartoria per dare nuova vita ai vestiti. Di recente, ho fatto rimodernare un cappotto che è appartenuto a mia nonna per dargli una seconda chance e tenere vivo il ricordo di una persona cara scomparsa.
  3. Seguite chi ne sa: blogger come @cotoncri e @thefashionmedley, oppure autrici come Clare Press con il suo libro Wardrobe Crisis, offrono ispirazione e spunti per approfondire il tema. Anche piattaforme come Dress ECOde sono fonti preziose.

Qui trovi l’ultima edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy realizzato da BVA Doxa per Subito, che ogni anno fotografa il valore – economico, sociale e ambientale – della compravendita dell’usato in Italia: leggilo qui.

Conclusione

Fare del second hand un buon proposito non è solo un gesto etico, è una scelta di stile. Dare nuova vita ai capi significa rispettare chi li ha creati e chi li indosserà dopo di noi. Perché ogni abito ha una storia, e sta a noi scriverne il prossimo capitolo.

E voi, avete già fatto un acquisto vintage che vi ha resi orgogliosi? Dove lo avete scovato? Raccontatemelo nei commenti!

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