Vi è mai capitato di cominciare una dieta e di ritrovarvi improvvisamente circondati da estimatori della vostra attuale forma fisica?

Due ragazze con la camicia, su sfondi cromatici differenti, mangiano rispettivamente una ciambella e una mela

Chi di noi non ha mai deciso di intraprendere una dieta per migliorare la propria salute o raggiungere un obiettivo personale? E chi di noi non ha mai sperimentato il fenomeno strano e frustrante di vedere le persone intorno a noi reagire in modi inaspettati, quando decidiamo di fare un cambiamento nella nostra alimentazione?

Quando ci mettiamo seriamente a seguire una dieta, magari dopo lunghi mesi di tentennamenti, ci aspettiamo sostegno e comprensione dai nostri familiari, amici e colleghi. O anche totale indifferenza, che va benissimo.

Tuttavia, spesso ci troviamo sommersi di commenti, suggerimenti non richiesti e addirittura tentativi di subdolo sabotaggio gratuito da parte di coloro che ci circondano.

Dev’essere senz’altro una delle famose Leggi di Murphy a prevedere che, come dichiari al mondo esterno di voler seguire un’alimentazione controllata, il primo che passa con un vassoio di muffin in ufficio se ne esca con le solite, fastidiose, esternazioni.

“Ma quale dieta! Ma stai benissimo, sei magrissimo/a, ma figurati, tu! E allora io!?! Tieni, mangiati ‘sto muffin che uno non ti fa ingrassare”.

Vivi e lascia vivere

Analizziamo punto per punto la scena sopra descritta. Primo: avremo il sacrosanto diritto di provare a raggiungere un obiettivo, ad esempio dimagrire, e magari con successo?

Secondo: non siamo magrissimi, non siamo in formissima, non stiamo benissimo, altrimenti non avremmo sentito l’esigenza di apportare modifiche alla nostra vita.

Terzo: e allora tu. Ma chi se ne frega, noi stiamo parlando per noi e di noi. Io non guardo cosa mangi tu, tu non guardare cosa mangio io.

Quarto: non è tanto il problema di un singolo assaggio ma il fatto di andare contro il nostro desiderio di quel momento, di interrompere un circolo virtuoso magari appena guadagnato.

Quinto: purtroppo i pranzi e le occasioni sociali fra conoscenti, parenti o colleghi sono catalizzatori di luoghi comuni, frasi banali spesso buttate lì per dare aria ai denti.

Magari, chi ha espresso il commento inopportuno voleva solo essere gentile e fare un complimento alla persona che si è dichiarata a stecchetto ma la verità è una.

Se una persona si sta impegnando per raggiungere un obiettivo, non c’è gentilezza più grande che sostenerla nel suo percorso.

L’invidia ti fa bella?

Infatti, seguire una dieta non è mai facile, specialmente quando gli altri sembrano determinati a metterci i bastoni tra le ruote. Non si tratta solo di resistere alle tentazioni alimentari ma anche di navigare tra le reazioni impreviste delle persone intorno a noi.

È come se il nostro impegno personale fosse percepito come una sorta di minaccia per gli altri, che magari hanno tentato e fallito nel passato, o semplicemente non sono interessati a fare lo stesso cambiamento in questo momento. È come se il nostro successo fosse un riflesso del loro fallimento, alimentando sentimenti di invidia e frustrazione.

Eppure, dovrebbe essere ormai assodato che l’invidia nei confronti dei risultati altrui non porta alcun beneficio, a meno che non si trasformi il sentimento iniziale in una sorta di invidia costruttiva che ci sprona e ci motiva a una competizione di natura sana che prende a esempio l’impegno di qualcun altro.

Rispettiamo le scelte individuali

Allora una piccola riflessione nasce da sola: è così difficile rispettare le scelte altrui senza specchiarcisi sempre, come riflesso della misura dei nostri fallimenti o successi?

Se la persona al nostro fianco sta al momento seguendo una dieta, oppure semplicemente oggi non desidera mangiare l’ennesima fetta di torta, possiamo noi mangiare tutto quello che vogliamo e lasciare gli altri in pace con le proprie decisioni?

Dovremmo sempre ricordare che le nostre scelte alimentari e di stile di vita sono personali e dovrebbero essere rispettate dagli altri. Non è compito degli altri giudicare o interferire con le nostre decisioni. Allo stesso modo non è compito nostro criticare o sabotare le scelte altrui.

Forse, invece di interferire o sabotare chi cerca di migliorare sé stesso, dovremmo tutti imparare a essere solidali e supportarci a vicenda nei nostri sforzi individuali. Dovremmo congratularci sinceramente con coloro che raggiungono i propri obiettivi e rispettare le loro scelte, anche se non le comprendiamo appieno e anche se ai nostri occhi risultano come una sottolineatura del nostro mancato successo sullo stesso fronte.

L’alimentazione è sempre un tema delicato

Tra l’altro, apriamo una parentesi (breve) sulla complessità e la delicatezza del tema “scelte alimentari” individuali e sulla vita difficile di tante persone che, ogni giorno, devono difendere le loro preferenze, non necessariamente legate a una dieta, nelle occasioni sociali.

Approfitto di questo breve spazio, quindi, per cui abbracciare calorosamente tutti quelli che devono giustificare alla grigliata di Pasquetta il fatto di essere vegetariani, difendere la scelta di un’insalata alla pizzata di Natale, spiegare cosa vuol dire “vegano“, prendere le difese del tofu, millantare un’inesistente intolleranza per bere birra analcolica senza essere linciati, aiutare la nonna a sillabare “seitan“, fare un sorriso a denti stretti alla milionesima battuta sulla bontà del salame, e via discorrendo.

Sappiate che in giro per il mondo ci sono anche tante persone a cui non frega una cippa di quello che mangiate o non mangiate, e perché, e che non faranno commenti alla prossima cena di gruppo.

Ma quali soluzioni?

La meschinità umana non è battibile; sempre è stata e sempre sarà. Possiamo però mettere in atto due strategie salvavita (e dieta). La mia preferita è la prima: fregarsene. Per quanto insistenti siano gli sfottò o i commenti, nessuno ci potrà obbligare ad assaggiare la torta, quindi a costo di risultare inflessibile (e non ci sarebbe niente di male) decliniamo con fermezza l’invito e non mangiamo solo per accontentare gli altri. La cosa più importante siamo sempre noi e il nostro obiettivo. Quindi, a noi la scelta.

La seconda strategia, sembrerà ridicola ma funziona, è non nominare la parola dieta. Non scateneremo così le eventuali reazioni fastidiose di cui sopra… Oggi non ho fame, non sono in forma, ho appena avuto il virus, sono intollerante all’aria fritta: tutte scuse più o meno plausibili che però non instillano immediatamente quel senso di competizione già analizzato.

In sintesi

Per concludere, la prossima volta che ci capita di dover rifiutare cibo o bevande alla presenza di conoscenti, valutiamo se non sia il caso di tenere per noi la reale motivazione, giusto per non instillare negli altri il desiderio di commentare, suggerire, sfottere.

E quando vediamo qualcuno che cerca di migliorare la propria salute o il proprio aspetto attraverso una dieta, facciamo un passo indietro e riflettiamo prima di commentare a casaccio. Piuttosto che ostacolare o criticare, offriamo sostegno e incoraggiamento, o anche un po’ di sano menefreghismo. Alla fine, tutti ne beneficeremo.

Sei d’accordo? Anche a te capita di non essere supportato/a o addirittura ostacolato? O magari sei tu che hai esternato qualche commento poco opportuno in preda a una crisi di invidia?

Condividi questo articolo, magari proprio con quella collega o quel cugino che ti mette sistematicamente un metaforico bastone fra le ruote. Chissà che non passi loro la voglia di confrontare sempre i propri risultati con i tuoi.

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