Perché interessarsi oggi alla vicenda che ha coinvolto Wanna Marchi e il suo entourage oltre 30 anni fa? Perché leggere della sua storia adesso? La risposta è più attuale che mai.

Dopo lo scandalo Balocco/Ferragni, il dibattito su pubblicità ingannevole e comunicazione fraudolenta è diventato un tema cruciale, mettendo in discussione la fiducia che pubblico e follower ripongono nei personaggi pubblici e negli influencer.

Nonostante la superficialità con cui la maggioranza delle persone ne parla, si tratta di vicende complesse che andrebbero analizzate con competenze specifiche e una cura migliore di quella che viene loro riservata dalla maggioranza degli organi di stampa e dalle TV: chi ha sbagliato, chi ci ha creduto, chi si è lasciato ingannare non sono gli unici aspetti da considerare, sia oggi che al tempo della cosiddetta “Regina delle televendite“.

La vicenda di Wanna Marchi, infatti, sebbene non edificante, è sicuramente emblematica in tal senso. Non è un caso che molti abbiano fatto parallelismi o che la stessa Marchi, assieme alla figlia Stefania, abbia rilasciato dichiarazioni di merito (scappa da ridere, no?) sul caso Ferragni e sull’influencer stessa.

Di per sé, le due vicende non si somigliano molto ma sono comunque figlie di un mondo in cui è bene essere consapevoli dell’influenza che certe figure pubbliche o note possono esercitare attraverso i diversi canali di comunicazione, in determinati periodi della nostra vita.

Ora, anche grazie all’uscita della serie su Netflix ispirata al libro del giornalista Stefano Zurlo, la storia di Marchi è di nuovo al centro dell’attenzione. Spiace constatare che sono tornate al centro dell’attenzione anche le protagoniste (vedi le diverse interviste sui maggiori quotidiani o l’intervista a Belve della Nobile di qualche mese fa) perché, se la vicenda può insegnarci qualcosa, le parole che escono dalla bocca delle due truffatrici sono al limite del delirio e forse sarebbe il momento di spegnere i riflettori su certa gente.

Tornando alla vicenda, perché vale la pena approfondirla oggi, quindi? La risposta è semplice: perché episodi simili accadono ancora e accadranno sempre, mutando forma e metodo ma mantenendo intatta la necessità di saper riconoscere le situazioni ambigue, talvolta sfocianti nella truffa. Ed è per questo che ho sentito l’esigenza di leggere il libro di cui sto per parlarvi e che sono qui a consigliarvi se, come nel mio caso, non conoscete già bene la vicenda.

Scopriamo quindi come la storia di Wanna Marchi, narrata del libro di Stefano Zurlo, possa ancora insegnarci a essere più consapevoli e cauti nelle interazioni quotidiane o occasionali con certi influencer, teleimbonitori, fuffa guru, etc.

La Vicenda Wanna Marchi Come Narrata nel Libro di Zurlo: dall’Ascesa alla Caduta

Il libro offre un ritratto abbastanza dettagliato della vita personale e professionale di Wanna Marchi, “imprenditrice” televisiva nota per la sua personalità controversa ma sicuramente carismatica. Si inizia con il suo percorso dalla modesta infanzia fino alla sua ascesa nel mondo dello spettacolo e dell’imprenditoria, sottolineando le sue abilità imprenditoriali e il suo talento nel catturare l’attenzione del pubblico. Naturalmente, il racconto non trascura gli episodi più oscuri della sua vita, inclusi scandali e controversie che hanno portato alla sua caduta dallo status di “mito” televisivo a truffatrice e, ovviamente, all’arresto.

Il libro racconta infatti come Marchi, un tempo estetista a Ozzano dell’Emilia, abbia trovato il successo vendendo creme e alghe, diventando una delle regine della TV per circa vent’anni. Tuttavia, il suo passaggio dalla vendita di prodotti cosmetici al commercio di numeri fortunati, pozioni contro il malocchio e altri oggetti simili, ha segnato un cambiamento significativo nella sua carriera e nella sua percezione pubblica.

Il racconto di Zurlo sottolinea la domanda cruciale che molti si sono posti: come è possibile che una persona truffasse in televisione in modo così palese? Eppure, è esattamente ciò che è successo. Marchi ha truffato alla luce del sole in televisione, con collaboratori che telefonavano a tutte le ore per vendere prodotti e servizi discutibili arrivando a un fatturato stimato in circa 60 miliardi di lire in cinque anni.

La storia di Wanna Marchi, inoltre, non è solo un fatto di cronaca giudiziaria, ma incarna molteplici aspetti della società italiana degli anni ’70 e ’80, tra superstizioni, fragilità umane, la corsa spregiudicata al benessere e il potere e le potenzialità offerte dal mezzo televisione.

La Serie TV “Wanna” Disponibile Su Netflix

Il 21 settembre 2022 è approdato su Netflix il documentario “Wanna” che ha raccontato la storia della donna delle televendite e di tutto ciò che ruotava attorno a lei e che per vent’anni l’ha resa la regina indiscussa di questo business con il quale, però, si è arricchita a scapito delle persone che acquistavano i suoi prodotti: dagli intrugli dimagranti che chiamava “scioglipancia” a rametti di edera spacciati per amuleti contro il malocchio.

Nel corso delle quattro puntate, viene tracciata la vicenda della teleimbonitrice, dallo straordinario successo alla condanna per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, con tanto di testimonianze e riferimenti ad altre figure chiave della vicenda come il “Maestro di Vita” Mario Pacheco do Nascimento.

La serie ha ricevuto una candidatura ai Nastri d’argento nella categoria “docuserie”.

Perché Leggere Oggi il Libro Di Stefano Zurlo su Wanna Marchi

In un’epoca in cui la fiducia nelle fonti di informazione è sempre più precaria, l’analisi delle dinamiche della comunicazione manipolativa e distorta diventa cruciale. Il libro sulla vita di Wanna Marchi offre un’opportunità unica di esplorare questi temi, immergendosi nelle sfumature della celebrità, delle attività criminali e della manipolazione mediatica.

Pur riconoscendo che esistono ancora fonti affidabili e autorevoli, non possiamo ignorare l’attualità di fenomeni come il plagio e la costruzione artificiale della realtà a fini di lucro. Se non è una miracolosa crema scioglipancia, è un altrettanto miracoloso piano di allenamento in 28 giorni o un’incredibile sfida di ballo che in 4 settimane ti trasforma, in tempo per la prova costume.

Se non sono le televenditrici Wanna e Stefania, sono alcuni influencer che promuovono prodotti dietro compenso, approfittando del rapporto “tra pari” e di confidenza creato con i follower e dell’assenza di un quadro normativo preciso. In realtà, e per fortuna, è dell’inizio di questo 2024 la pubblicazione delle nuove regole varate dall’Autorità per le Comunicazioni per disciplinare la trasparenza e la pubblicità dei contenuti social pubblicati dagli influencer, norme che mirano a definire obblighi specifici per i content creator, distinguendo tra attività professionali e amatoriali, e introducono sanzioni per le violazioni.

Il tema della tutela dei consumatori da truffe e menzogne rimane sempre rilevante. Questo libro, come qualsiasi altra fonte di approfondimento rispetto a una vicenda così emblematica, è un promemoria indispensabile, un richiamo costante a essere vigili di fronte alle lusinghe mediatiche.

È il post-it sul nostro ‘frigorifero interiore’, un monito che ci ricorda di essere consapevoli del fatto che nessuno, proprio nessuno, appare in TV o sui social decantando prodotti o servizi per un nostro vantaggio. La lettura di questa biografia è uno strumento per interrogare criticamente ciò che vediamo e sentiamo, incoraggiandoci a sviluppare un discernimento più acuto di fronte alle promesse seducenti che vediamo sui media.

Sinceramente, non ho amato sempre lo stile della narrazione, a volte poco scorrevole, come se si trattasse di stralci buttati qua e là, ma la storia squallida di qualcuno che ancora ci ostiniamo a chiamare “la regina delle televendite” è assolutamente da approfondire, per conoscere meglio le dinamiche della comunicazione fraudolenta e distorta e riconoscerle ancora meglio la prossima volta che ci capita davanti, cioè la prossima volta che scrolliamo il telefono o che accendiamo la tv.

Dal Punto di Vista della Comunicazione

In aggiunta alla riflessione generale sull’importanza di essere critici nei confronti di certe promesse commerciali, il libro sulla vita di Wanna Marchi offre un’analisi dettagliata di temi centrali legati alla comunicazione. Esplora come Marchi abbia saputo utilizzare sapientemente i media per costruire la propria immagine e promuovere i suoi prodotti, svelando le strategie di marketing e di autopromozione impiegate con fraudolenta maestria.

Inoltre, si approfondisce il tema della manipolazione dell’opinione pubblica, indagando su come le personalità mediatiche possano influenzare le percezioni del pubblico attraverso la comunicazione. Questo solleva importanti riflessioni sull’etica e la responsabilità nel mondo dell’intrattenimento, evidenziando il delicato equilibrio tra il potere mediatico e la responsabilità sociale.

La narrazione è anche un monito nei nostri confronti quando, in qualche modo, ci sentiamo non coinvolti, quando crediamo, comprensibilmente, che noi non potremmo mai cadere in simili truffe e che bisogna essere quantomeno un po’ ingenui per credere che qualcuno ci possa vendere dei numeri fortunati.

I racconti delle vittime delle Marchi, in realtà, svelano molto bene come chiunque, se sottoposto a stress o durante un periodo particolare della vita o ancora in condizioni di solitudine o depressione, possa potenzialmente abbassare le difese del buon senso e farsi irretire da chi promette soluzioni e conforto.

Infine, il libro ci invita a riflettere sul potere della narrazione nella costruzione dell’immaginario collettivo e nell’influenzare la percezione del pubblico. Illustra come la narrazione della vita di una figura pubblica possa plasmare le storie e i miti mediatici, evidenziando l’importanza di comprendere il ruolo della narrazione nella formazione delle opinioni e delle credenze collettive.

Conclusioni

In sintesi, il libro offre una ricostruzione interessante della vicenda che ha coinvolto Wanna Marchi, famiglia e collaboratori.

Attraverso il racconto, è possibile approfondire l’utilizzo di alcune strategie di comunicazione, di gestione dell’immagine pubblica e di manipolazione dell’opinione pubblica messe in atto all’epoca.

In un momento storico in cui le informazioni abbondano e le manipolazioni sono sempre più sottili, comprendere queste dinamiche è essenziale per essere cittadini consapevoli e critici. Per questo vi consiglio di approfondire questa, e altre vicende similari, per riflettere sulle lezioni che possiamo trarre da esse.

Esce proprio in questi giorni il nuovo libro di Selvaggia Lucarelli “Il vaso di Pandoro. Ascesa e caduta dei Ferragnez”, dove la giornalista ripercorre la recente storia del fenomeno mediatico attualmente più discusso in Italia. Questo nuovo libro finisce direttamente nella mia lista delle prossime letture su Goodreads, naturalmente. Se ti interessa lo trovi qui.

Solo aumentando la nostra comprensione e consapevolezza di certe dinamiche comunicative, infatti, possiamo sperare di leggere correttamente la realtà che ci circonda e difenderci da inganni e manipolazioni.

Leggi l’intervista rilasciata dall’autore Stefano Zurlo a Radio Kiss Kiss qui e se hai letto anche tu il libro, lascia un commento e condividi le tue sensazioni con la community!

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