È da un un po’ di anni, ormai, che le chat di gruppo su WhatsApp sono una presenza inevitabile in quasi tutti gli ambiti della nostra quotidianità, e la scuola dei nostri figli non fa eccezione.

Già dal primo anno di asilo, il fortunato genitore che si occupa delle relazioni con l’istituto, gli educatori e gli altri genitori vince la partecipazione a una o più chat, a seconda del contesto.

Chat di sezione, chat di classe, chat dei rappresentanti di qualcosa, e via discorrendo. Io personalmente, in questa fase di scuola dell’infanzia, ne ho tre (sezione, consiglio dei genitori, chat per le comunicazioni ufficiali).

L’indiscussa utilità della chat di classe su WhatsApp

L’utilità di queste chat, almeno nell’intento iniziale, è indiscussa; in questo modo si possono veicolare rapidamente, a chi di dovere, messaggi caratterizzati da immediatezza e facilità di risposta.

Basta con gli A4 stampati fuori dalla porta o con le e-mail, che poi finiscono nello spam lasciando l’ignaro genitore all’oscuro della data dell’incontro di sezione al nido o di altre iniziative che sarebbe bene conoscere.

Quando le chat diventano urticanti

Spesso, però, queste chat si trasformano in una trappola comunicativa tanto comoda quanto letale, visto l’impossibilità (almeno in teoria) di sottrarvisi. Il tasto dolente, come sempre, non è il mezzo in sé, quanto la cognizione con cui i partecipanti lo utilizzano.

Purtroppo, ancora nel 2024 non possiamo far altro che constatare la diffusa incapacità di utilizzare un mezzo di comunicazione digitale con le modalità idonee, e anche con la dovuta attenzione.

È così che si crea terreno fertile per quegli episodi che diventano aneddoti tragicomici (come i messaggi compromettenti inviati per errore alla chat sbagliata) e che, a volte, sono causa di malumore e discussioni fra i partecipanti.

Sintetizzando, sono due le macro cause di questi episodi disfunzionali: la superficialità nell’utilizzo di uno strumento che è diventato tanto familiare da non risvegliare più i nostri sensi di allerta e la non conoscenza delle buone prassi e dei comportamenti quando parliamo di comunicazione (in questo caso scritta digitale).

Se avessi un euro per tutti quelli che nei primi anni del 2000 mi chiedevano a cosa serviva esattamente la Laurea in Scienze della Comunicazione, ora mi sarei sicuramente comprata almeno un paio di occhiali da sole di marca…

Ma il tempo ha risposto per me: saper comunicare bene serve, eccome se serve, sempre, anche se non si lavora nel settore specifico della comunicazione.

Ecco quello che rende davvero detestabili le chat WhatsApp e come evitare di contribuire

  • Italiano dove sei?

Premessa: è vero che nella comunicazione scritta digitale, sui social e in chat, le regole sono meno rigide di quelle richieste dalla redazione di un romanzo o di un articolo di giornale. Le persone che ci leggono, però, sono esseri umani e non la versione 2.0 della macchina Enigma usata dai tedeschi per decriptare i messaggi durante il secondo conflitto mondiale. 

È importante, quindi, scrivere frasi di senso compiuto, con una sintassi corretta, la giusta punteggiatura, comprensibili da tutti i destinatari. Niente di peggio che passare 5 minuti a interpretare il senso di una frase tra miscugli di plurali e singolari, parole corrette automaticamente dal dispositivo, spazi, virgole e verbi messi a caso. 

Una volta ho visto una mamma offendersi per la richiesta di chiarimenti da parte di un’altra mamma, rispetto a un tema che, secondo l’autrice dei messaggi, era stato già esposto. Peccato che i suoi messaggi fossero totalmente incomprensibili. Se siamo chiari, velocizziamo tutta la conversazione, a beneficio di tutti.

  • La chiarezza delle intenzioni

Ricordiamoci che nel messaggio scritto mancano le componenti non verbali e paraverbali. Io leggo solo le parole; non ho idea del tono di voce e dello stato d’animo di chi lo ha scritto per cui, nelle conversazioni passibili di mala interpretazione, meglio chiarire il nostro stato d’animo con una faccina sorridente o ironica, etc. Ricordiamoci di non esagerare con gli Emoji però… non tutti interpretano lo stesso simbolo alla nostra stessa maniera.

  • Approssimazione

In una chat popolata da tante persone, con caratteristiche, estrazione sociale o stati d’animo differenti fra loro, è meglio essere molto chiari e, talvolta, “scaltri”. Avete mai visto quelle domande lanciate lì, rivolte a tutti e a nessuno, che restano nel limbo in attesa di segnali di vita? 

Ecco, per evitare che nessuno si prenda in carico la nostra domanda o il nostro messaggio è bene comporlo con un po’ di criterio. Ad esempio, se sappiamo che alla mia domanda dovrebbe rispondere Giuseppina o se il tema coinvolge solo alcune persone, non facciamoci scrupoli a tirarle in ballo direttamente con un tag

Ricordiamo anche di spiegare il motivo per cui stiamo facendo quella domanda o se c’è una deadline per la risposta utile. Le persone si sentiranno più coinvolte nella conversazione e risponderanno.

  • Pochi messaggi vocali, grazie

Lo so che parlare costa meno fatica che scrivere ma bisognerebbe pensare anche a chi riceve il nostro audio. Io, ad esempio, in ufficio non ho sempre la possibilità di ascoltare i vocali in tempo reale. 

Nelle chat della scuola di mio figlio c’è una mamma che usa spesso i vocali al mattino, mentre fa le sue commissioni o è in macchina. Per carità, al mondo c’è di peggio però è tanto difficile capire che questo metodo non è idoneo per tutti? 

Un conto è scambiarsi confidenze con un’amica che magari può ascoltare le nostre ultime imprese quando riesce. Un conto è parlare dell’approvazione del bilancio della scuola o dell’organizzazione di un evento tramite audio.

E soprattutto, non abusiamone. Mandare un vocale per dire “Ok ragazzi, allora faccio la tal cosa e vi faccio sapere” è alquanto urticante. Uno si chiude nel bagno dell’ufficio per ascoltare e poi…

Last but not least. Se voglio recuperare un’informazione inviata tramite audio, auguri a ritrovare il messaggio giusto.

  • Messaggi off-topic in dosi omeopatiche

Se la chat è per le comunicazioni della scuola, il volantino per la festa che vostra zia organizza per il compleanno della sua merceria, anche no.

O meglio, solo se di potenziale interesse per tutti i partecipanti alla chat e, comunque, solo con il contagocce.

  • Il fallimento annunciato dei “telefoni senza fili”

Se ci sono dubbi o richieste di precisazioni su due bambini che si sono azzuffati a scuola lasciate perdere le chat e parlate direttamente con le insegnanti. Le cose riportate da diretti o indiretti interessati non sono mai affidabili al 100%.

  • La condivisione delle paranoie

“Nella scuola di mia figlia grande c’è la peste bubbonica, al nido sapete qualcosa? I vostri figli stanno bene? Pensavo di tenere Gian Giacomo a casa per i prossimi 6 mesi per scrupolo…” 

Ecco, non so voi ma io faccio volentieri a meno di questa roba, comunque poco utile all’atto pratico.

  • Le conversazioni a due

Carissime, se vi mettete a parlare dei fatti vostri fra voi, tanto vale che vi messaggiate direttamente, senza intasare il gruppo di messaggi che di fatto interessano solo voi… Come si suol dire, prendetevi una… chat.

  • Piovono risposte

Se qualcuno condivide un documento o una informazione, è davvero necessario che tutti e venitcinque i partecipanti alla chat rispondano “grazie” o “ok”???

  • Non chiediamo mille volte una info che basta recuperare con la funzione cerca

“A che ora è la riunione di classe lunedì?”. La locandina con tutte le info è  quattro messaggi prima del nostro… Se la chat non si è autodistrutta nella notte, recuperiamo le informazioni in autonomia senza fare domande inutili. Con la funzione “cerca” possiamo ripercorrere la chat e recuperare un determinato messaggio che ci interessa senza disturbare gli altri.

  • A chi tocca?

Posto che partecipare al gruppo WhatsApp è un’esigenza per tutti, non deve però essere visto come un dovere imprescindibile di un genitore predeterminato; magari questo compito può essere svolto dal membro della famiglia più predisposto (e paziente).

Nella mia esperienza, alle chat di asilo nido e scuola dell’infanzia hanno partecipato quasi sempre le mamme dei bambini o, comunque, sono le uniche ad alimentare la conversazione.

Visto che noi donne siamo piene di pregi ma abbiamo anche qualche piccolissimo difetto, fra cui potremmo distinguere una lieve prolissità nella comunicazione (il tono è ironico, ça va sans dire), perché non promuovere una partecipazione mista alle chat scolastiche? 

L’innata, e talvolta irritante, abilità di sintesi nelle comunicazioni tipica di gran parte del mondo maschile, potrebbe rivelarsi molto utili per snellire le conversazioni.

  • Non silenziate la chat

Sempre parlando di maschietti… Vi vedo che dopo i primi due giorni silenziate le chat della scuola, tanto ci pensa la mamma. Potreste perdervi comunicazioni utili e se la vostra partner un giorno cala la soglia dell’attenzione, potrete essere sul pezzo voi, al suo posto.

Il galateo di WhatsApp

In realtà esiste un vero e proprio galateo per l’utilizzo delle App quali WhatsApp. Per lo più si tratta di norme di buon senso condite con un po’ di regole basilari per una comunicazione efficace e per la costruzione di relazioni interpersonali funzionali.

Sto riassumendo un po’ di questi consigli in un articolo che uscirà prossimamente, dedicato a tutti quelli che desiderano approfondire il tema o rispolverare nozioni temporaneamente accantonate.

Conclusioni

Le chat di classe su WhatsApp possono essere un prezioso strumento di comunicazione, ma richiedono una gestione attenta.

Educazione al digitale: quanto è importante che i genitori siano educati rispetto all’uso responsabile della tecnologia e delle chat di gruppo? Moltissimo.

Di chi è la responsabilità di questa educazione? Nostra. Gli insegnanti e la scuola possono fornire linee guida e risorse per promuovere un uso consapevole degli strumenti digitali e incoraggiare al rispetto delle regole stabilite, ma è nostra responsabilità porre attenzione al nostro comportamento.

Riflettiamo sulla nostra condotta online e impegniamoci per migliorare la qualità delle interazioni digitali nella comunità scolastica. A pensarci bene, però, non si tratta solo della scuola; il nostro “stile” ci caratterizzerà ovunque finanche al lavoro, quindi prestiamo la giusta attenzione.

Anche a voi è capitato di riflettere sulla qualità delle nostre interazioni su WhatsApp? Siete vittime o carnefici degli audio infiniti e delle Emoji ridondanti? Se vi va lasciate la vostra esperienza nei commenti, ne parleremo insieme e insieme cercheremo di sopravvivere con allegria nella giungla virtuale delle chat di classe su WhatsApp.

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